Chi sono

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Raimondo Venturiello

Sono nato a Castel San Lorenzo-SA il 26 aprile 1941.
I miei studi: liceo classico a Salerno, laurea in Scienze Politiche a Napoli e corso post-laurea in Economia a Roma. Vivo a Roma dal 1967 e sono stato dirigente in gruppi industriali fino al 1998.
Sposato dal 1970, ho una figlia e un figlio. Cavaliere al merito della Repubblica Italiana dal 1982.
L’impegno in campo letterario dal 1996 si è intensificato e articolato (critica, saggistica, satira, narrativa) ma l’area privilegiata è la poesia: le sillogi edite – “Cori silenti” (Ragusa 1996); “Inerzia e solerzia dei Lari” (Torino 1997, rist. 1998); “Molecole – Poesie in veste haiku” (Patti-ME 1999) introdotta da Giuseppe Risica; “Recto / Verso” (Patti 2000) introdotta da Luigi Ruggeri – hanno avuto cospicui successi (tre primi premi, sei premi speciali, tre secondi, tre terzi, un quarto e menzioni varie) e molte qualificate recensioni.
Ho curato il “Dizionario dei Poeti” (Roma 2006), insieme ad Annamaria Scavo, redigendo la prefazione e le note critiche su quaranta grandi autori del ’900 italiano, per la Casa Editrice Pagine, con cui di recente ho pubblicato la raccolta di poesie d’amore ed eros “Dovevamo saperlo” (Roma 2007) con prefazione di Niccolò Carosi, nella Collana di poesia “Mappe e percorsi” da lui diretta.
Ancora per Pagine dirigo la Collana di letteratura “Il Cigno”, opero per la rivista “Poeti e Poesia”, diretta da Elio Pecora, e da tre anni sono ospite fisso, a volte conduttore, dell’omonima rubrica in onda su Televita la domenica alle 20,30.
Con miei scritti sono presente in numerose antologie e riviste tra le quali “Voce Romana” diretta da Giorgio Carpaneto e “Corus”, edita da Terre Sommerse.
Sono prefatore di numerose opere in prosa o versi, curatore di eventi culturali (presentazioni di autori ed opere, incontri, dibattiti, conferenze), tra i fondatori di Associazioni culturali, tra cui “Il Gabbiano Felice” (Roma 1999) e “La Nuova Musa” (Aprilia 2004), e frequento vari siti internet di scrittura creativa.

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giovedì, 04 giugno 2009

ANTIDOTO

Smarrita va la zattera precaria

e cerca approdo all’isola sognata

ma non saprà se c’è né sa dov’è

al sopraggiungere dell’onda e affonda

 

lasciando traccia quasi impercettibile:

appena  istante-guizzo o goccia-schizzo

o punto minimo che la spirale

di spaziotempo annichila vorace.

 

Dimenticare illude e disperarsi

non serve ma lenire esorcizzando

il mal di vivere si può, si deve:

cercando a corpi avvinti l’altro istante

 

in cui si espande il tempo in nuovo ciclo

vitale fatto d’aria ch’è respiro

e terra verdeggiante e fuoco ardente

domato da rugiada rifiorente.
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mercoledì, 20 maggio 2009

BARLUMI E LUCE

In memoria del mio prozio Mons. Angelo Venturiello (*) nel settantennio della morte (25 maggio 1939 – 2009)

 

La luce ed i colori di Castello

io vidi tardi, quando intorno a Te

splendeva l’unica monocromatica

eterna Luce. In vita Tu ne fosti

 

vestale non soltanto, ma anche faro

– tracciando vie al gregge e a Te pastore –

e testimone di memoria e storia:

colori frammentari del Prisma unico.

 

Già spento il faro allora agli occhi miei,

ne restano barlumi in altri cuori

che vivi palpitano ancora: è unisono

e il mio, per quanto immemore, s’illumina.

__________

(*) Arciprete, Dottore in Sacra Teologia, Prelato Domestico di S.S., Parroco – dal 1908 fino alla morte – della Chiesa di San Giovanni Battista a Castel San Lorenzo (SA) dove era nato il 20.11.1867, fu autore di “Castel San Lorenzo nella sua Storia Civile e Religiosa”, edito a Salerno (1924) e lì ristampato (1975) con ampliamenti a cura del nipote omonimo.

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lunedì, 09 febbraio 2009

NON PIÙ DI LÀ

Di là io so

che non andrò

 

tra frigide grigiombre

di miseri grigiorni

 

a fingere

di vivere

o vivere

per fingere

 

avendo solo in mente

il frantistante minimo

 

di luce che non c’è.

 

 

Di qua io so

che resterò

 

nel cono rosaluce

ch’è sorto e che rimane

 

vitalba

azzurra

da vivere

insieme

 

in tempo che non mente

perché non fintofranto

 

ma eternistanteluce.

 

 

(08.2.09)

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categorie: poesie

PENOMBRA

Nell’ora pallida del giorno ancora

in grembo della notte in doglia, forse

recalcitrano entrambi all’incalzare

 

del tempo che li domina rendendoli

strumenti docili al suo ritmo alterno

ma cedono ed è notte per la notte

 

ad occhi chiusi mentre li apre il giorno.

 

 

È luce piena ovunque nello spazio

intorno, ma non dentro me che pure

nel tempo cerco un minimo di luce

 

sia pure pallida ed incerta come

per un istante appena vista prima

e che più viva ancora sento in me

 

testardo mentre chiudo gli occhi al sole.

 

 

E tento di tornare lì in penombra

dov’ero poco fa davvero o forse

non c’ero oppure mi è sembrato d’essere

 

o forse non ricordo più né so 

se mai ci sono stato e quando e come:

non so nemmeno se ora sono lì

 

o invece sempre qui ma non vorrei.

 

 

(30.1.09)

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BENTORNATA

Dal tempo con i versi misurato

so che oggi è capodanno di poesia:

di te che alla parola, in agonia

e ormai silente, hai ridonato fiato.

 

Lontana tu non eri né la scia

preziosa d’un pensiero che ha cercato

finora invano e a stento immaginato

la bussola o la stella che di via

 

sicura fossero segnali certi

e non illusi sogni ad occhi aperti.

Svaniti i sogni adesso è vita vera

 

che replica l’istante che non c’era

e che per incantesimo o magia

rinnova cori ed echi. E tu sei mia.

 

(07.01.09)
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categorie: poesie
sabato, 15 novembre 2008

RITO

 

Si specchia un mormorio di solemare

laggiù lontano dove l’onda asciuga

l’estrema lacrima sfuggita al giorno

 

arreso e l’ombra della sera pronta

vestale accoglie su di sé frammenti

di luce minimi ma vivi al rito

 

di veglia della notte che già tace

e dona la carezza blu d’un alito

di vento a un mormorio di stellemare.

 

postato alle ore 09:54 | link | commenti
categorie: poesie
lunedì, 20 ottobre 2008

CHE COSA DIPENDE DA CHI?

 

I

 

Qualcuno ha mai colpa di che?

 

Cerchiamo imputati dovunque

con metodi identici a quelli

di caccia alle streghe e sommarie

sentenze e condanne già scritte;

 

non crepa l’astrologo e leva

il suo ululato alla luna

né il meteo che annuncia tsunami

ma pure Cassandra è ascoltata:

 

credibili tutti se dicono

che i mali del mondo ci piovono

addosso e possiamo indossare

la veste stracciona di vittime.

 

E noi incolpevoli sempre.

 

II

 

Sappiamo chi è causa di che?

 

Se siamo o non siamo capriccio

del caso o divino disegno

rimane problema insoluto

da sempre e lasciamolo lì

 

ma, quando il giudizio sospeso

esclude che ruoli vi siano

alieni ai segmenti – neutrali

anch’essi – di spazio e di tempo

 

che ci ospitano e traversiamo,

chiediamoci se consapevoli

o no quel che accade è voluto

nel bene e nel male da noi.

 

Se fosse mi chiedo che fare.

 

III

 

Proviamo: "Conosci te stesso"?

 

Non solo "Conosci te stesso"

mi dico ma pure di amare

di più tutti gli altri e ogni cosa

con nuovo ma antico stupore:

 

carezze di suoni colori

profumi sapori io respiro

a farne scintille che infiammano

e nutrono l’anima e mutano

 

in oro le scorie e miserie

residuo di giorni consunti

che smemoro chino alla fonte

che placa l’immemore sete.

 

Mi abbevero ed urlo tacendo.

 

postato alle ore 17:49 | link | commenti
categorie: poesie
martedì, 30 settembre 2008

NONOSTANTE LA LUNA

(in memoria di Italo Evangelisti che, per un incidente stradale, ci ha lasciato il 13 settembre 2008)

 

Lo so che non glie l’hai

di certo chiesto Tu

(e quando, quando mai?)

"Luna, che fai lassù?".

 

Al più guardavi lei

con ciglia di traverso:

"Brutta figlia... che sei,

che non m’ispiri un verso

 

e dicono ridente

la tua faccia irridente

e... stralunata, storta

che non si sopporta:

 

se è d’accordo qualcuno,

perché domando, ohibò,

a raddrizzarla un po’

non ci pensa nessuno?

 

* * *

 

Inutile davvero a Te l’intera

Faccia bulimica nel buco nero

faccia tosta di madreperla

ferma nel cielo

 

oppure in parte se malvolentieri

falce di luna

taglia affilata

i miei pensieri

 

o quando clandestina e mascherata

ora nera nel nero cielo

si cela la luna del mistero

lampadina fulminata

 

o se perfino il mito suo scompare:

vedi annegare nel secchio

la tua luna

che non sa nuotare.

 

* * *

 

Tu amavi più la vita

che il bisogno di sogno

e a Te non è servita

la luna o musa alcuna:

 

è poesia / radicare

un verso dentro /.../ mettere

il viva voce e via

aspettare /.../

 

se è una voce che strilla

da fermare per strada

chi passa ed ascolta

o se nessuno si volta.

 

* * *

 

Io che passo mi volto

e nei versi non cari

alla luna riascolto

echi e luci lunari.

 

(15.9.2008) - N.B. Tutti i versi in corsivo sono tratti da liriche de "La luna storta" di Italo Evangelisti, Ed. Terre Sommerse, Roma 2007.

postato alle ore 09:04 | link | commenti (1)
categorie: poesie
sabato, 26 luglio 2008

CAMBIAMENTI

 

Non è cambiato mai

quest’angolo visuale

di un pezzo tutto mio

 

di mondo che mi si apre

aprendo la finestra

e che ogni volta cambia:

 

è sempre un nuovo cielo

e un nuovo mare. Uguale

e anonimo è il viavai

 

che passa a testa bassa,

ma un solo sguardo intorno

- tra cielo e mare - e dentro,

 

se non la forma - chino

il capo - cambierebbe

sostanza in un inchino.

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categorie: poesie
mercoledì, 25 giugno 2008

D'AMORE MAI

La quotidianità strattona troppo

e ruba il tempo e assilla. Non la notte

in ore in cui la mente s’abbandona

 

pensandoti ed insieme trascinando

il corpo in ansia che già vibra e freme

per te che vivi ormai in me come ora

 

e se potessi leggere il pensiero

sapresti allora quanto maledico

lo spazio e il tempo che colpevolmente

elevano barriere tra di noi

inutili a celare il desiderio

 

di averti qui fra le mie braccia e amarti

donando a te il piacere che mi scuote

il corpo perché l’anima possiedi

 

bottino della tua e mia vittoria:

abbiamo vinto insieme conquistandoci

ma tregua non sarà. D’amore mai.

postato alle ore 21:56 | link | commenti (3)
categorie: poesie